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Il
Sasso del Ferro visto dal Monte
Cargiago
Si parte, dopo averci pensato
bene, all'estremità settentrionale di Laveno, cercando il cartello
escursionistico che indica Vararo. Già dai primi metri la strada lancia
il suo avvertimento, inerpicandosi ripidissima tra le ultime case di
Laveno, e questo non è che un anticipo: il resto del percorso sarà fatto
tutto con lo stesso stampo. Si sale infatti con pendenze sempre attorno
al 20%. Qui le distanze non si contano più in chilometri, ma in
centimetri, e i secondi durano ore. Dopo centocinquanta migliaia di
centimetri (all'incirca un chilometro e mezzo) l'asfalto lascia il posto
allo sterrato, ma la pendenza non accenna a diminuire. Dopo un'altro
chilometro infernale si giunge a Casere (760 m), dove un bivio fornisce
finalmente il pretesto per fermarsi e stramazzare a terra esausti.

Dal Poggio S. Elsa, bel colpo d'occhio su Laveno
Dopo aver ripreso fiato, si svolta a destra su un altro sterrato
molto difficile, sia per la pendenza, che continua a essere
insopportabile, sia per il fondo accidentato, composto ora da grossi ciottoli
e da rocce affioranti. A tratti la strada spiana, dando un'illusione di
clemenza, ma poi si impenna quanto e più di prima, come per recuperare
il terreno perso. L'umidità e le foglie morte formano un cocktail
micidiale che impedisce l'avanzamento anche al biker più esperto; qui
pedalare vuol dire riuscire a trovare il perfetto punto di equilibrio
tra trazione e ribaltamento. In alcuni punti (o anche più di alcuni, a
seconda delle vostre capacità) sarà così necessario scendere e spingere.
Lo sterrato arriva fino alla cima, passando a fianco dell'hotel che
sorge sul Poggio S. Elsa, e che funge anche da capolinea della funivia.
Sia dal poggio che dalla cima il panorama, seppur non particolarmente
ampio, è molto
bello.
La discesa avviene lungo la via di salita, non essendoci alternative
particolarmente valide. Ad onor del vero neppure scendere lungo lo
sterrato si rivela essere particolarmente interessante, ma in un modo o
in un altro bisogna pur tornare verso il basso. In pochi minuti tutta l'energia potenziale
faticosamente accumulata nel corso della salita verrà così utilizzata per il
poco nobile scopo di scaldare i cerchi o i dischi dei freni, ma perlomeno rimarrà la
consapevolezza di essere riusciti a superare una salita veramente
tremenda.
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