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Panorama
dalla cima verso nord-est
Di tutte le vie che si
innalzano verso il Gridone partendo dal suo versante lacustre, la più agevole da
percorrere in bicicletta è quella che da Brissago, passando per
Incella, porta ai Monti di Mergugno (1050 m). Questo primo tratto è,
con i suoi 8 chilometri d'asfalto poco trafficato e una pendenza media del 10%,
una delle salite più amate dai cicloamatori locarnesi.
A Mergugno l'asfalto
termina; qui i ciclisti normali girano mestamente le loro biciclette e tornano
verso il basso, ma per i bikers l'avventura è appena all'inizio.
Seguendo i cartelli escursionistici si imbocca un sentiero largo e ben
curato, che sale a tornanti tra i profumati citisi del bosco sacro di
Brissago. Per i primi 500 m di dislivello il sentiero è in parte
pedalabile, seppure con molta fatica, poi si fa vieppiù ripido e la MTB
deve essere portata in spalla fino al rifugio
Al Legn (1804 m). Dal rifugio, sempre con la bici in spalla, si sale verso WSW fino alla Bocchetta di Valle
(1948 m),
punto di convergenza di numerosi altri sentieri. Da qui è finalmente
visibile la vetta del Gridone, con la sua inconfondibile croce arancione. Per
raggiungerla bisogna però ancora passare per due piccoli canali
rocciosi, abbastanza ardui da superare dovendo portarsi dietro una
bicicletta, e un ultimo tratto sulla cresta. Giunti in cima dovete
sperare di non incontrare nessuno,
perché se ci fosse qualcuno, beh, molto probabilmente vi prenderebbe
per un imbecille. E avrebbe ragione.

Il versante est del Gridone, fotografato dalla
Bocchetta di Valle
Dopo l'inumana fatica della salita, la discesa vi ripagherà di tutte le
sofferenze, ma ve ne causerà di nuove e più terribili. Si inizia seguendo la cresta in direzione
ovest; l'itinerario è
segnato in giallo-rosso. Dopo poco meno di un chilometro si abbandona lo
spartiacque e si comincia a scendere in diagonale verso sud. Il sentiero è
piuttosto stretto, ma in parte può già essere percorso in sella
da bikers con buone capacità tecniche, procedendo però con molta
cautela e cercando di mantenere il baricentro spostato verso monte (è
decisamente meglio evitare di cadere verso valle...). Ci sono tuttavia frequenti passaggi
che impongono di smontare e procedere a piedi.
Superata la Bocchetta del Fornale (2034 m, posta sopra l'omonima
sorgente), il sentiero si sposta sulla
larga dorsale sud e si fa vieppiù scorrevole e godibile. Ai 1600 m si
incontrano le prime cascine, i silenziosi diroccati dell'Alpe la Quadra,
seguiti a poca distanza dai prati dell'Alpe di Spoccia. Mentre lentamente ci si
riavvicina alla civiltà, lo stretto sentiero si
trasforma in una comoda mulattiera, e le vostre braccia si trasformano in un tremulo
budino.

La deviazione per la sorgente del Fornale
A quota 1334 m si arriva ad un bivio. A sinistra un ripido sterrato passa
attraverso l'arioso maggengo di Olzeno e scende a Gurrone (697 m), da
dove, seguendo la strada principale, si raggiunge velocemente Cannobio.
Questa è la discesa che verrebbe scelta da qualsiasi persona che abbia
almeno una qualche parvenza di razionalità, ma visto che le persone
intelligenti in questo momento se ne stanno tranquillamente sdraiate nel
giardino di casa loro a leccare un gelato, siete liberi scegliere la via
più difficile: il sentiero di destra. Inizialmente esso è
abbastanza scorrevole e, scendendo in diagonale, conduce alle baite di
Bronte. Passando per selve e radure piuttosto ripide, che
richiedono buonissime capacità di guida, si abbassa poi fino al Rio
Ponte Secco, oltrepassato il quale bisogna risalire fino a Spoccia (798
m); quest'ultima parte di sentiero non è pedalabile. Da
Spoccia si raggiunge facilmente la Statale della Cannobina, che riporta
verso il Verbano, costeggiando il quale si torna infine a Brissago.
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