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Lo
stretto sentiero sopra a Biscia, in buona parte pedalabile Si parte da Arbedo, imboccando la ripida
strada asfaltata che sale alle spalle del paese, sulla sinistra del
torrente Traversagna, e che conduce all'Alpe di
Gesero. Fino ai 1600 m
dell'Alpe della Costa la salita non concede un attimo di sosta: solo
pochi tornanti e una pendenza che si aggira sempre attorno al 10%.
All'Alpe della Costa un tratto sterrato di circa un chilometro permette
di riprendere fiato in vista dello strappo finale verso la Capanna
Gesero (1765 m).
Superata la Capanna si deve imboccare la mulattiera piuttosto ripida
e dissestata che parte sulla destra, e che termina presso Biscia (1995
m), lasciando il posto ad uno stretto sentiero. Il primo breve tratto di
sentiero è in ripida salita e non pedalabile, in seguito si prosegue
prevalentemente in piano. Tratti pedalabili si alternano a tratti più
accidentati in cui bisogna per breve tempo proseguire a piedi; in poco
meno di 3 chilometri si arriva così al Passo San Jorio.

Vista
dal San Jorio verso la Valle d'Arbedo e il Piano di Magadino
Dall'altra parte del passo c'è una mulattiera che scende fino al
rifugio omonimo; poi un più largo sterrato conduce fino a Il Giovo
(1714 m), dove si incontra un altro rifugio.
Da Il Giovo si deve seguire il sentiero piuttosto largo che,
inizialmente pianeggiante, si dirige verso ovest. Dopo alcune centinaia
di metri si inizia a salire addentrandosi nella valle fino alle sorgenti
del Torrente Albano. Nei pressi dei 1800 m di Mutata Sommafiume le
condizioni cambiano: il sentiero si fa molto più ripido e inizia a
salire a tornanti, al limite della pedalabilità, tanto che conviene
proseguire a piedi. Quando la strada inizia a spianare si incontra una
breve diramazione sulla destra che conduce alla Bocchetta di Sommafiume
(1925 m).

Un
tratto scosceso presso il Buco di Giumello
Superata la bocchetta si inizia a scendere verso la
Valletta, una valle laterale della Val Morobbia. Superato un primo
tratto di discesa bisogna risalire nuovamente di qualche metro fino ad
affacciarsi al Buco di Giumello. Poi si scende nuovamente in sella su un
sentiero tecnico ma non troppo ripido. L'ultimo tratto del buco è più
difficile perché, pur essendo largo, si apre su un profondo dirupo; qui
nei tratti più scoscesi bisogna assolutamente procedere a piedi.
Superato il tratto più critico si prosegue lungo alcuni
saliscendi resi difficili dal fondo sconnesso, ma che comunque
permettono di restare in sella per la maggior parte del tempo. Raggiunte
le cascine del Piano delle Pecore (1758 m), si incontra una mulattiera,
che bisogna seguire verso il basso fino all'Alpe di Giumello (1594 m),
dove si incontra l'asfalto.

Sugli
ariosi pascoli dell'Alpe di Giumello
Invece di scendere dalla strada asfaltata si può però
imboccare il sentiero verso Carena segnalato dal cartello escursionistico
posto appena sotto le cascine. Si scende così liberamente per i pascoli,
cercando di seguire i pali con i segnavia bianco-rossi. Poco più in
basso si entra nel bosco dove il sentiero, sempre ben scorrevole,
diventa più facile da seguire. Dopo pochi minuti ci si ritrova
nuovamente sulla strada asfaltata, che bisogna ridiscendere per alcune
centinaia di metri, fino ad incontrare un'altra deviazione del sentiero
sulla destra. Si entra così in un fitto bosco. Il sentiero segue la
dorsale della montagna fin verso i 1240 m, dove si svolta decisamente a
sinistra, imboccando un diagonale in leggera discesa, molto scorrevole,
veloce e divertente. A quota 1160 m si torna infine sulla strada asfaltata.
Da qui in avanti bisogna restare sulla strada. Uno
sterrato pianeggiante conduce a Carena, poi si ridiscende tutta la Val
Morobbia lungo la strada principale, che porta a Giubiasco. Gli ultimi
chilometri da Giubiasco ad Arbedo sono solo una formalità.
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